Violenza giovanile: perché?

EDIZIONE

N° 6

Data: MAGGIO 2008

I recenti fatti di cronaca nera, i cui protagonisti indiscussi sono i giovani, non possono lasciarci indifferenti. Cosa spinge gli adolescenti a violenze efferate in famiglia, a scuola, tra gli amici?  Perché sempre più sono i giovani che  rubano per divertimento, seviziano per noia, terrorizzano per ingannare il tempo e come mai una società moderna come la nostra, altamente tecnologizzata e all'avanguardia, non riesce a porre un freno a tale violenza? Eppure questi ragazzi non sono criminali di professione. Cosa vuol manifestare il giovane con l’uso della violenza?

La violenza è sempre un messaggio da non ignorare, è il messaggio di chi si sente estraneo al tessuto sociale, o meglio sente di non poter partecipare al cammino comune. Si è di fronte ad un’emergenza educativa e ciò impone una seria riflessione. Sicuramente il mondo contemporaneo incita in tutti i modi a sognare un mondo irreale fatto di veline, calciatori, dive, personaggi famosi che, relegati in un’isola, ci offrono un concentrato di stupidità, lavoro facile, denaro e successo. Questi messaggi bombardano in continuazione le nostre menti, entrano nelle nostre case, vengono visti quotidianamente da tutti e chi, come il giovane, non ha i filtri adeguati per discernere il vero dal falso, è facile preda di situazioni entusiasmanti ed illusorie. Il successo dunque come unico modello di vita. Chi non riesce a raggiungere questo nuovo ideale di “vita riuscita”, si sente un fallito, destinato a rimanere anonimo. E’ forse proprio l’esigenza di uscire dall’anonimato che spinge oggi tanti giovani a mettersi in evidenza con azioni eclatanti? Probabilmente c’è la necessità di emergere, di farsi notare a tutti i costi, di non rimanere degli illustri sconosciuti, perché questo è ciò che il bombardamento mediatico insegna, è ciò che la moderna società impone. Ma è questo il vero “valore” di un individuo? La famiglia, cellula base, nucleo originario, dovrebbe essere in grado di dare sicurezza al giovane, fargli credere che “vale”. Tuttavia negli ultimi anni anche il concetto stesso di famiglia ha mutato forma;  anche gli adulti infatti soffocati dalla eccessiva competitività, dal desiderio di potere, dall'autoaffermazione a tutti i costi, sono poco attenti e scarsi osservatori dei propri figli. L’egoismo, l’egocentrismo, la mancanza di tempo, i ritmi serrati, che la vita moderna impone, finiscono per far si che frustrazioni e  fallimenti vengano riversati all'interno del nucleo familiare, rendendo ancora più confuse le idee e i principi. L’esempio dato con il rispetto dei valori tradizionali è probabilmente il miglior antidoto alla violenza giovanile causata da noia e mancanza di punti di riferimento. L'azione di violenza come normalità, come mezzo di risoluzione ai propri problemi e alle difficoltà, scaturisce dunque dalla mancanza del valore normativo e anche dalla continua rappresentazione mediatica che proprio perché incessante rende assuefatti e quindi insensibili ad essa e alle vittime della violenza. Ciò non vuol dire che vi sia un diretto collegamento tra vedo-violenza agisco-violenza, ma è chiaro che nei soggetti particolarmente sensibili e suggestionabili l'esposizione continua ad input di tipo volgare, violento, maleducato, produce inevitabilmente degli effetti. Certamente anche il livello culturale incide sui comportamenti, dove per cultura si intende sia ciò che viene acquisito attraverso la frequenza scolastica che il luogo in cui si vive. Molto spesso infatti i ragazzi che commettono reati hanno abbandonato la scuola dell'obbligo e vivono in paesi o città con forti problemi economici, luoghi dell'entroterra con poche o totalmente assenti strutture destinate ai giovani, zone chiuse anche geograficamente, e spesso appartengono a famiglie che non hanno alti livelli di istruzione. Ma tra loro ci sono anche adolescenti che vestono e vivono alla moda, che hanno gli scooter più potenti, che hanno i cellulari di ultima generazione e che sono i figli delle cosiddette “famiglie bene”. Quest’ultimo aspetto apre tutta una serie di altri interrogativi a cui è veramente difficile dare una risposta: non può essere solo la noia il  motivo o la giustificazione a tutto questo, sarebbe veramente troppo riduttivo!In conclusione, alla base di questo malessere che cresce ed alimenta giovani fragili, disorientati, insicuri, vi è probabilmente una più larga crisi della società,

minata alla base da un lato da una profonda perdita dei valori tradizionali, dall’altra dalla logica del consumo, dalla necessità dell’individuo di omologarsi agli altri attraverso il possesso a tutti i costi di oggetti che lo identificano, senza capire il vero valore delle cose e di quale sia la strada per acquisire qualcosa. Tutto è semplice, tutto è facile, tutto è a portata di mano, se non possiedo non sono, non vengo accettato, non ho uno status che mi connota nella società.

Il giovane che perpetra violenza generalmente non è mai solo, ha bisogno del gruppo, del branco, proprio perché estremamente insicuro e perché ha bisogno di dimostrare agli altri che “vale”.   Questo excursus sulle motivazioni che possono indurre i giovani alla violenza, vuole essere uno stimolo alla riflessione. Tutti, giovani e adulti, genitori ed educatori, dovrebbero essere chiamati ad una maggiore autocritica. Gli adulti dovrebbero forse essere in grado di fare un passo indietro e ritrovare quei valori perduti nel cammino verso la modernità e dovrebbero pertanto essere capaci di far capire ai giovani che ci sono occhi per vedere, cuori per sentire, menti per capire. I giovani, dal canto loro, dovrebbero invece comprendere che hanno davanti a loro una vita, un mondo da costruire e non da distruggere, un mondo capace di accogliere tutti, veline e semplici impiegate, calciatori e muratori.

 

Prof.ssa Michela Bonadies

BUONE VACANZE

A “NOI DELLA MUSCO”

Cari amici, il giornalino è giunto alla sua ultima pubblicazione annuale (anche lui si merita una sana e salutare vacanza). Nella speranza che vi siate divertiti insieme a noi a vivere questa esperienza, anche se non operativamente ma come lettori attivi, vi diamo appuntamento all’anno venturo con la certezza di una maggiore vostra collaborazione per rendere ancora più ricco ed interessante il nostro giornalino scolastico. Buone vacanze a tutti e….. leggete, leggete, leggete!!!

LA REDAZIONE

 

 

Pensa

Testo di FABRIZIO MORO:

Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine.

Appunti di una vita dal valore inestimabile. Insostituibili perché hanno denunciato

il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato

Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra di faide e di famiglie sparse come tante biglie su un isola di sangue che fra tante meraviglie

Fra limoni e fra conchiglie…massacra figli e figlie di una generazione costretta a non guardare a parlare a bassa voce a spegnere la luce a commentare in pace ogni pallottola nell’aria ogni cadavere in un fosso.

Ci sono uomini che passo dopo passo

hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno

con dedizione contro un’istituzione organizzata

cosa nostra…cosa vostra…cos’è vostro

è nostra…la libertà di dire

che gli occhi sono fatti per guardare

La bocca per parlare le orecchie ascoltano

Non solo musica non solo musica

La testa si gira e aggiusta la mira ragionaA volte condanna a volte perdona

Semplicemente

Pensa prima di sparare

Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare

Pensa che puoi decidere tu

Resta un attimo soltanto un attimo di più

Con la testa fra le mani

Ci sono stati uomini che sono morti giovani

Ma consapevoli che le loro idee

Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperboleIntatte e reali come piccoli miracoli

Idee di uguaglianza idee di educazione

Contro ogni uomo che eserciti oppressione

Contro ogni suo simile conto chi è più debole

Contro chi sotterra la coscienza nel cemento

Pensa prima di sparare

Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare

Pensa che puoi decidere tu

Resta un attimo soltanto un attimo più

Con la  testa fra le mani

Ci sono stati uomini che hanno continuato

Nonostante intorno fosse tutto bruciato

Perché in fondo questa vita non ha significato

Se hai paura di una bomba o di un fucile puntato

Gli uomini passano e passa una canzone

Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione

Che la giustizia no... non è solo un’illusione

Pensa prima di sparare

Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare

Pensa che puoi decidere tu

Resta un attimo soltanto un attimo di più

Con la testa fra le mani

Pensa.

Commento

Fabrizio Moro racconta di aver scritto “Pensa” dopo aver visto un film dedicato a Paolo Borsellino. La canzone è dedicata non solo al giudice ucciso dalla  mafia, ma a tutte quelle persone che hanno sacrificato la loro vita alla ricerca della giustizia e della verità. Il testo di “Pensa” è molto forte e raccoglie riflessioni come queste: “Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra di faide e di famiglie sparse come tante biglie su un isola di sangue che fra tante meraviglie fra limoni e fra conchiglie….”. In questo paese tutto è legato a un evento o a una raccomandazione, poche volte le persone riescono a fare quello che vogliono nella vita, e la libertà invece dovrebbe essere legittima per ognuno di noi. Ci sono stati uomini però che hanno sacrificato le loro vite nella lotta contro le ingiustizie; uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra in nome della speranza e della libertà. Queste persone sono dunque angeli perchè hanno dimostrato di non aver paura e nello stesso tempo uomini perché hanno fatto solo il loro dovere, cosa che tutti dovrebbero fare e non fanno. Con le parole “fra limoni e fra conchiglie” si allude alle bellezze della nostra isola, terra e mare. Dalle parole successive si può ben capire che si riferisce all’omertà che la mafia impone.

“Pensa” è quindi una canzone che parla di coraggio, ma soprattutto di amore per il prossimo.

La felicità e la pace del cuore dovrebbe nascere dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno. Bisognerebbe che tutti noi, giovani e adulti, riflettessimo di più su questo aforisma di Gandhi per creare una coscienza civile che possa farci crescere in un mondo più pulito.

                            Michael Castorina VB