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Cosa pensano realmente i Dirigenti Scolastici della Riforma Gelmini?
Scuola

Sul sito de “IL MESSAGGERO” del 31/10/2008 viene pubblicata una intervista a Giorgio Rembado, Presidente Nazionale dell’ANP, che rientra a pieno titolo tra quelle numerose comunicazioni, da parte dell’ANP e di alcune Associazioni di scuola ad essa collaterali, in cui ci si sforza di plaudire, in modo sperticato, senza “se” e senza “ma”, alla cosiddetta “Riforma Gelmini”. Rembado parla a nome dell’intera categoria dei Dirigenti Scolastici, quando, a conti fatti ne rappresenta solo una parte. Ne deriva che il punto di vista espresso da Rembado non esprime le idee che molti Presidi hanno in merito.

E’ indubbio che sui contenuti del decreto legge recentemente approvato si possa essere più o meno favorevoli, o in disaccordo: dovrebbe far riflettere il fatto che tutte le Associazioni Professionali che si occupano di aspetti pedagogico-didattici e di politica scolastica siano quanto mai dissenzienti, o per lo meno critiche (dalla cattolicissima UCIIM, all’ANDIS, al CIDI, alla DISAL, ecc.), rispetto all’operato del Ministro Gelmini.

Dovrebbe, altresì essere oggetto di discussione il fatto che non vi sia alcuna seria motivazione pedagogico-didattica a supporto dei “tagli” previsti, e che anche le scelte operate riguardo la valutazione della condotta e delle competenze, al di là dell’aspetto formale del voto espresso in decimi, facciano correre il serio rischio di perdere di vista il valore formativo dell’azione valutativa, facendo prevalere esclusivamente il report sanzionatorio.

Ci si sarebbe attesi, da parte di un Capo d’Istituto, che viene definito “Leader dei presidi” quantomeno la conoscenza tecnica del sistema scolastico e la correttezza morale di rappresentare la realtà delle cose, evidenziandone anche i nodi problematici.
Ci si trova, invece, dinnanzi a espressioni quali “RIBADISCO IL MIO CONSENSO ALLA RIFORMA, BISOGNA AVERE IL CORAGGIO DI ATTUARLA PER PORTARE UN NUOVO CLIMA NELLA SCUOLA”

L’ illustre collega Rembado sembra ignorare il significato semantico della parola “riforma”: la legge 169/2008, approvata dal parlamento il 30 ottobre 2008 non opera una riforma, ma mette in atto una miscellanea di interventi che vanno dall’introduzione di una disciplina scolastica già presente nelle scuole, all’introduzione di una diversa modalità valutativa, a misure sulla sicurezza nelle scuole, ad una consistente riduzione del personale docente e del tempo scuola nella primaria.

Una “riforma scolastica”, invece, di solito si fonda su presupposti pedagogico-didattici nuovi e scientificamente validi, prevede un’ampia fase sperimentale delle modalità organizzative, fa riferimento a programmi e competenze chiare, è oggetto di ampio confronto e dibattito (che consente la verifica delle ipotesi avanzate per la conseguente messa a regime).

La nuova legge approvata delinea un modello di scuola primaria che rimanda agli anni ’50: una scuola precedente all’attivismo, non influenzata dalle teorie pedagogiche della scuola attiva, né dal migliorismo americano che ebbe in John Dewey il suo protagonista principale, precursore della pedagogia moderna.

Se una delle funzioni della scuola è quella di preparare i giovani alla società del futuro, anticipandone esigenze e bisogni a cui rispondere, la società del domani che il Governo italiano prefigura con la “riforma Gelmini” è una società in cui le donne non lavorano, e quindi sono soddisfatte da un tempo scuola contenuto entro le ore 12.30, che consente loro di occuparsi a tempo pieno dei figli nelle ore pomeridiane; in cui un unico docente onnisciente sarà in grado di gestire il sapere, senza confronto alcuno, senza programmare alcunché, padrone assoluto del proprio libero arbitrio educativo.

Rembado afferma, nella sua intervista, che nella legge non si parla di docente unico, ma prevalente, asserendo che esso “NON SARA’ SOLO, MA AFFIANCATO DALL’ESPERTO DI INGLESE, DI INFORMATICA E, SE NECESSARIO, DEL SOSTEGNO”.
In merito alla veridicità di tale affermazione sembra opportuno rilevare quanto segue:

circa l’”esperto di inglese”, ecco quale è la previsione del MIUR : L’insegnamento della lingua inglese è affidato ad un insegnante di classe, opportunamente specializzato. Si dovrà prevedere, pertanto, un piano di formazione linguistica obbligatoria della durata di 150/200 ore attraverso l’utilizzo, come formatori, di docenti specializzati e di docenti di lingua della scuola secondaria di I grado.
I docenti in tal modo formati, saranno preferibilmente impiegati, già dall’anno scolastico 2009/2010, nelle prime due classi della scuola primaria e saranno assistiti da interventi periodici di formazione. Potrà altresì essere previsto, in via transitoria, un affiancamento da parte di un nucleo di docenti specializzati operanti presso ogni scuola, nonché, negli istituti comprensivi, da parte di docenti di lingua inglese.
NELLE MORE DELLA CONCLUSIONE DEL PIANO DI FORMAZIONE, IN VIA TRANSITORIA E FINO ALL’ANNO SCOLASTICO 2010/2011 POTRANNO CONTINUARE AD ESSERE UTILIZZATI, IN CASO DI CARENZA DI DOCENTI SPECIALIZZATI, DOCENTI SPECIALISTI esterni alle classi, per l’intero orario settimanale di docenza previsto dal CCNL.

Relativamente all’ “esperto di informatica”, tutti i Dirigenti scolastici, (anche gli iscritti all’ANP) sanno che negli organici della scuola primaria non è mai esistito il ruolo degli insegnanti esperti di informatica, né la legge di “riforma” introduce tale figura.

Infine, in merito al sostegno, il timore generalizzato è che ben presto non si riuscirà a garantire agli alunni diversamente abili il necessario supporto didattico, né in termini qualitativi, né quantitativi.

Rattrista che il sedicente “leader dei presidi” non colga l’opportunità di sottolineare l’attuale buona qualità della scuola primaria italiana e non lanci un allarme in merito ad un tempo-scuola penalizzante sia sul piano didattico che sociale.

E’ tipico della politica avanzare proposte di innovazione o modifica degli assetti di una Nazione: ma, se i politici(di destra o di sinistra che siano) devono avere l’interesse di presentare le loro ipotesi come positive e migliorative di un sistema, per convincere l’elettorato, un sindacato di dirigenti Scolastici (profondi conoscitori del mondo della scuola), dovrebbe avere la capacità e la dignità (pur nel pieno rispetto delle leggi dello Stato), di far presente quali siano gli elementi deboli di una proposta, e a quali rischi si vada incontro nell’applicazione, per il futuro, di determinati modelli organizzativi. Ciò consentirebbe alle forze politiche di poter valutare quanto evidenziato, e apportare gli opportuni correttivi.
Solo se si è capaci di ciò ci si può considerare realmente “Leader dei presidi”; l’attuale mancanza di dialettica, e l’acritica adesione a qualsiasi proposta, viceversa, rischia, a lungo andare, di impedire la crescita e lo sviluppo del nostro sistema scolastico e della società italiana.

Il Presidente Nazionale dello SNADIS
Cristina Cascio

P.S.

Si coglie l’occasione per fornire due spunti che evidenziano l’abissale distanza tra le determinazioni riguardanti la scuola dei decisori politici in Italia e in America

1- Su Tuttoscuola viene pubblicata una intervista al Presidente del consiglio Berlusconi, il quale da un lato afferma che: ”Sulla scuola c’è stata una disinformazione eccessiva e inaccettabile”, dall’altro fa pubblica ammenda dei tagli alla scuola privata affermando: ”non mi ero accorto che sulla Finanziaria era previsto questo taglio per le scuole private e cattoliche…cercheremo di non togliere i 134 milioni di euro alle scuole private e cattoliche”.
Colpisce il fatto che per le scuole private e cattoliche il Governo non abbia alcuna difficoltà a investire fondi, mentre sulla scuola statale la necessità imperante è quella di ridurre risorse (forse gli esiti OCSE. PISA degli alunni delle private sono eccellenti e il Governo conosce questo dato?”

2- Nelle sue prime dichiarazioni Barack Obama, neo Presidente degli USA, si è impegnato al potenziamento della scuola elementare, ad incrementare il numero dei docenti di scuola elementare, ad aumentarne lo stipendio, e, in generale, ad implementare gli investimenti su Scuola-Università-Ricerca.

Postato il Monday, 17 November 2008 ore 21:15:40 CET di s-catalano
 
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