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Riscaldamento globale: effetti collaterali inattesi
ambiente ed ecologia

Riscaldamento globale: effetti collaterali inattesi

In montagna crescono fiori di collina; ai tropici le tempeste sono rare; l'estate degli orsi non finisce mai; le tartarughe mettono al mondo più femmine... Eventi curiosi, e tasselli di uno scenario tutto da interpretare: il riscaldamento globale. (Andrea Porta, 20 giugno 2008)

Montagne lussureggianti, piante d'alta quota ricoperte di boccioli e frutti, paradisi tropicali senza uragani e tempeste. È il migliore dei mondi? No, è il mondo che ci aspetta (e che c'è): paesaggi nostrani sconvolti dai mutamenti climatici a cui la Terra va incontro. Perché accanto allo scioglimento dei ghiacciai, il riscaldamento globale - ovvero il costante aumento della temperatura media della Terra - si porta dietro una lunga serie di effetti collaterali, secondari (ma non troppo), decisamente strani, curiosi, inattesi. Talvolta apparentemente positivi. Ma è per davvero così?

IL QUADRO DA INTERPRETARE
Sulle montagne della Svezia crescono piante e fiori tipici delle basse quote; ai tropici le tempeste sono rare; gli orsi siberiani vivono estati più lunghe del solito; le tartarughe di mare mettono al mondo più femmine... Ognuno di questi eventi, in apparenza positivo, o almeno curioso, è in realtà un tassello di un quadro allarmante. Come spiega Cynthia Rosenzweig (Center for Climate Systems Research della Columbia University, New York), «le temperature in aumento hanno un crescente impatto sui sistemi fisici e biologici a livello globale». La scienziata, in una recente ricerca, ha riunito in un unico studio i risultati di indagini condotte a partire dal 1970 su 829 "sistemi fisici" - come l'aumento delle temperature di laghi e fiumi e lo scioglimento del permafrost, cioè lo strato perennemente congelato che ricopre vaste aree di Asia ed Europa settentrionali - e su ben 28.800 "sistemi biologici", come l'anticipata fioritura delle piante o le abitudini anomale delle comunità di pesci e di microrganismi marini. Il risultato è sorprendente: tra quelli osservati, il 90% dei mutamenti biologici registrati sono imputabili alle attività umane. Il 95%, addirittura, se si considerano i mutamenti fisici.

 

 

I "sistemi fisici": la Terra cambia ritmo

Ai tropici gli uragani sono (e saranno) sempre meno frequenti, mentre sulle montagne della Svezia spuntano fiori di pianura. Se ti sembrano buone notizie, leggi bene qui.

Da qualche tempo le montagne del nord Europa si stanno coprendo della stessa vegetazione di bassa quota. A rivelarlo è uno studio condotto da Leif Kullman (Università di Umeå, Svezia), basato sull'analisi di osservazioni condotte a partire dal 1915 su più di 200 aree montuose del sud della Svezia. Poco per volta querce, olmi, aceri e ontani si stanno arrampicando verso le vette e, spiega Kullman, «contemporaneamente allo scioglimento dei ghiacciai osserviamo un aumento di quota della linea di demarcazione tra la vegetazione e la montagna brulla. E in questa avanzata le tipiche foreste di betulle stanno perdendo terreno, soppiantate da pini e abeti, più adatti a sopravvivere in climi caldi e secchi».
Primavera in alta montagna. Un esempio è quello del cembro, sempreverde presente anche sulle nostre Alpi, che, minacciato dal caldo, ha iniziato a crescere in alta montagna, dove hanno fatto capolino persino gli anemoni. Secondo Kullman negli ambienti alpini gli effetti dei cambiamenti climatici sono amplificati: «Le previsioni fanno intendere un aumento della temperatura globale di circa 3 gradi entro il 2100: è un fatto che avrà conseguenze enormi», spiega. «Ci dobbiamo aspettare sempre meno aree montuose brulle e una vegetazione più rigogliosa.» Le ricadute? Alcune specie di volatili e farfalle hanno già preso dimora in alta montagna, dando l'avvio a cambiamenti (sia su altre specie sia sull'ecosistema) di cui non siamo in grado di prevedere le conseguenze.

NOSTALGIA DEGLI URAGANI
Lo stesso vale per i tropici, dove il cambiamento si presenta con un carico di incognite. Anche in questo caso il punto di partenza è, in apparenza, positivo. Una ricerca del Geophysical Fluid Dynamics Laboratory (Washington, Usa) ipotizza che, entro la fine del secolo, si formeranno meno uragani e tempeste tropicali. Per studiare le complesse relazioni tra il clima e i fenomeni atmosferici più violenti, Tom Knutson e i suoi colleghi del centro di ricerca americano hanno realizzato un modello previsionale che per la prima volta tiene conto di tutte le variabili in gioco, grazie al quale hanno simulato le azioni fluido- e termodinamiche all'origine degli uragani atlantici. Applicandolo sulle condizioni atmosferiche e climatiche degli ultimi 25 anni e confrontando il numero di uragani "previsti" dal modello con quelli realmente verificatisi, i ricercatori hanno dimostrato la validità delle ipotesi e del modello stesso. E sottolineano che la minore frequenza precipitazioni e tempeste ai tropici avrà il suo bell'effetto collaterale: è probabile, affermano, che l'intensità degli uragani sarà maggiore. Ed è facile immaginare con quali conseguenze per quelle economie e popolazioni.

I "sistemi biologici": animali accaldati (e non solo)

Se la Terra non se la passa bene, per i suoi abitanti non va meglio: i mutamenti climatici hanno già creato diversi problemi agli animali, che non dormono più e non riescono ad accoppiarsi.

Tempo fa era scattato l'allarme in Siberia: le elevate temperature autunnali rendevano insonni gli orsi. In pratica non riuscivano ad andare in letargo e, comprensibilmente nervosi, scorrazzavano per i villaggi durante gran parte dell'inverno (rendendo la popolazione comprensibilmente nervosa...). Non è un caso isolato: sono molti gli studi che evidenziano gli effetti inattesi dei cambiamenti climatici. Per alcuni mammiferi, per esempio, il caldo è causa di seri problemi sessuali e di anomalie nei cicli di riproduzione. Un caso documentato è quello di una specie di tartaruga marina della Florida: le femmine fanno una fatica incredibile a trovare un compagno con cui accoppiarsi. Troppo esigenti? No, scarsità di maschi: la popolazione è costituita infatti per il 90% da esemplari femmine, contro il 58% della media di altre colonie.
Zitelle. Brendan Godlyey, dell'Università di Exeter (Regno Unito), che sull'argomento ha condotto uno studio, spiega che il sesso delle tartarughe marine è determinato dalla temperatura di incubazione delle uova: più è elevata, maggiori sono le possibilità che nascano femmine.

 

 

 

 

 

 

 

 

ALL'UOMO VENGONO I CALCOLI

Se vi diagnosticano i calcoli renali non date subito tutta la colpa all'alimentazione: può dipendere anche dal riscaldamento globale! Secondo i ricercatori della Società Americana di Urologia, nei paesi con climi caldi la disidratazione è una delle prime cause dei calcoli. A dare retta ai modelli e alle proiezioni, entro il 2050 si registrerà un incremento netto nell'incidenza del disturbo, a fronte di un aumento della temperatura media della Terra di 1-2 °C.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un aumento medio costante di 2 °C nell'ambiente della colonia di Cape Canaveral, per esempio, sarebbe sufficiente ad azzerare le nascite di maschi. Il problema riguarda anche altri animali. I draghi barbuti, per esempio, una specie di sauri australiani, danno alla luce quasi solamente femmine quando le temperature sono più elevate della media.
Orsi poco dotati. Non se la passano meglio gli orsi polari, che a causa del riscaldamento globale fanno sempre più fatica a procacciarsi il cibo. Da qualche tempo, però, si è pure aggiunto un problema sessuale. Alcune sostanze inquinanti disperse nelle acque e assorbite dalle uniche prede di cui ultimamente riescono a cibarsi, stanno causando una netta riduzione delle dimensioni dei loro genitali. In particolare, secondo Christian Sonne, dell'Istituto Nazionale di Ricerche Ambientali di Roskilde (Danimarca), è il cloro il principale responsabile: simulando l'azione di alcuni ormoni, ridurrebbe la dimensione dei testicoli e del pene dei poveri animali.

Postato il Tuesday, 04 November 2008 ore 20:44:07 CET di s-catalano
 
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