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Educare il cuore
educazione

Spiegatemi perché a scuola si debba formare solo la mente e non il cuore. Perché questa riduzione? Perché questa lacuna? Perché questa indifferenza verso l'intelligenza del cuore?

A cosa serve conoscere molte nozioni di tipo scientifico e letterario e non conoscere niente delle emozioni del proprio cuore? A che serve studiare tanto e poi non saper leggere le emozioni degli altri? E’ autentica quella educazione che trascura la consapevolezza di sé, l'empatia, la solidarietà? Le guerre nel mondo derivano dal fatto che non si conoscono le formule di matematica e di chimica, o nascono piuttosto dalla mancanza di giustizia, di solidarietà, di empatia, di amore? Perché queste emozioni sono assenti nella formazione scolastica? Perché non sono previste dai programmi e dai curricoli? Perché?

Alcuni rispondono: "La scuola non si deve interessare di queste cose".

Perché non se ne deve interessare? Non serve l'educazione alla solidarietà? Dite di no? Allora questa vostra scuola non serve. Non serve alla vita. Non serve all'umanità. Questa vostra scuola è inutile. Quante volte avete usato nella vita il teorema di Pitagora? Mai o quasi mai. Eppure, quanto hanno insistito i nostri insegnanti su di esso? Molto.

Quante volte avete dovuto ricorrere all'empatia per affrontare difficili situazioni interpersonali? Molte volte al giorno. Quanto ci hanno educato i nostri insegnanti a gestire in modo costruttivo i nostri conflitti? Poco o per niente. Qual è il costo di un'insufficiente intelligenza emotiva?

Qual è il costo dell'autostima ferita? Qual è il costo dell'identità personale frantumata? Qual è il costo dell'incomprensione e della diffidenza reciproca? Quali sono le conseguenze?

Cattiverie quotidiane. Violenze crudeli. Intolleranza, odio, guerre.

Possiamo fare qualcosa per evitare tutta questa sofferenza assurda e inutile? La risposta è sì.

Cosa? Educare il cuore dei nostri figli e dei nostri studenti.

Da dove cominciare? Dalla famiglia e dalla scuola.

La famiglia come luogo di crescita comunitaria. La scuola come comunità di apprendimento.

Perché a scuola si deve formare solo la mente e non il cuore? A ben pensarci è davvero strano che si apprendano un mucchio di cognizioni sulla scienza e sulla letteratura senza sapere nulla sulle emozioni del proprio cuore o senza imparare a leggere le emozioni degli altri. Può essere autentica l’educazione che trascura la consapevolezza di sé, l’empatia, la solidarietà? No. E, infatti non lo è. Allora viene da chiedersi: qual è il costo di un’insufficiente intelligenza emotiva, di un’autostima ferita, di un’identità personale frantumata, di un’incomprensione reciproca? Lo sappiamo: intolleranza, odio, crudeltà, in fondo violenza. Non dall’ignoranza sul teorema di Pitagora o sulla legge fondamentale della chimica nascono le guerre ma dalla mancanza di sensibilità, giustizia, relazioni positive.

……Bisogna : rovesciare il luogo comune secondo il quale la scuola non si deve interessare ai bisogni del cuore. Una scuola estranea alla dinamica emozionale non serve alla vita. Non serve all’umanità. Semplicemente è inutile.

  Karl Krauss osserva che le persone si prendono cura di pettinare i capelli, ma non di pettinare i pensieri. Molti di noi non hanno soltanto pensieri spettinati, ma anche emozioni disordinate ed arruffate. Vi sono persone che non imparano a gestire le loro emozioni e vivono costantemente in perenne conflitto interiore.

 Saper educare le proprie emozioni significa saper vivere in pace con se stessi.

 …Gli adolescenti vivono un’impressionante tempesta emotiva dovuta all’impennata della loro crescita sia fisiologica che psicologica[1][1]. Ma proprio gli adolescenti hanno maggiore bisogno di leggersi dentro. Spesso vanno in crisi perché non si capiscono: si sentono in balia del corpo che si trasforma; si percepiscono come marionette agitate da impulsi aggressivi, erotici, che non riescono a controllare.

…fanno le prime inebrianti esperienze di innamoramento e nello stesso tempo scoprono un vortice di ingiustizie, ipocrisie, violenze; aspirano alla felicità e vedono dappertutto difficoltà, ostacoli, inquietudine, infelicità; desiderano di poter conquistare il mondo, ma nello stesso tempo si sentono perseguitati da manie, fissazioni, pensieri ossessivi orrendi che li spaventano. Alcuni cadono in crisi di panico. Altri si deprimono. Altri diventano ansiosi. Altri perfezionisti. Altri diventano irresponsabili e mettono in pericolo la loro vita e quella degli altri. Altri si mettono nei guai con la legge. Molti di loro scambiano l’aggressività con l’affermazione di sé.

Questi sono gli adolescenti che abbiamo a scuola. Proprio questi. Quando un insegnante entra in classe con la sua bella lezione si scontra con questo loro mondo. Come aiutare questi studenti a capire meglio se stessi e orientare l’attenzione sia sul proprio mondo interiore, ma anche sull’apprendimento e lo studio?

È una grande sfida pedagogica e didattica. Bisogna innanzi tutto stabilire una buona relazione educativa, dimostrando di comprendere il loro vissuto emotivo. Poi bisogna "inventare" un percorso didattico stimolante ed entusiasmante che sappia legare i contenuti di apprendimento disciplinare con la loro esperienza. O si crea questo legame cognitivo ed emotivo tra scuola ed esperienza personale o è impossibile conseguire un buon profitto nell’apprendimento.

Quando la classe è ingestibile non sono utili le strategie apprese su libri. È necessario invece porsi come educatori, coinvolgersi per agganciare gli studenti a sé, al proprio impegno didattico, entusiasmo educativo e dovere formativo. Prima bisogna agganciarli e poi possiamo stimolarli, scuoterli, essere esigenti e spremerli. Prima però il nostro interesse deve raggiungere il loro cuore: “Desidero prendermi cura della vostra formazione per aiutarvi a conoscere e a coltivare i vostri talenti. Mi impegno a farvi diventare intelligenti, competenti ed esperti, perché il mondo ha bisogno del contributo di ciascuno di voi”.

In questo modo un insegnante si trasforma in educatore e convoglia in classe emozioni positive, entusiasmo, passione e cuore.

Molti insegnanti obiettano:

Ma noi non abbiamo le strategie pedagogiche e didattiche per prenderci cura di questa indispensabile connessione tra scuola e vita. Ci hanno insegnato che era sufficiente conoscere la propria disciplina. Invece non è vero. Non basta conoscerla. Bisogna saperla porgerla e intrecciarla con la loro esperienza. Ma non sappiamo come si fa.

Non sappiamo gestire i loro vissuti emotivi. Spesso nei nostri consigli di classe ci lamentiamo che non studiano, che non si impegnano, che non applicano le strategie di metodo che abbiamo offerto loro. Ci sentiamo impotenti. Molti di noi si rassegnano. Altri non riescono a gestire le classi per la confusione e i comportamenti scorretti e maleducati. Siamo convinti che sia necessario creare una relazione, ma questi adolescenti ci sembrano tanto lontani. Si sono allontanati da noi. O forse noi ci siamo allontanati da loro. Cosa dobbiamo fare a questo punto? Usare le punizioni? L’abbiamo fatto, ma non ha funzionato. Bocciare? L’abbiamo fatto, ma non ha funzionato. Sgridare e rimproverare? L’abbiamo fatto, ma non ha funzionato.

La risposta più efficace è dedicarsi alla costruzione di una buona relazione educativa. Bisogna creare emozioni positive a scuola. Bisogna connettere l’apprendimento (ma anche l’insegnamento) con la sensazione di benessere, di crescita, di competenza. Il progetto "Educare il cuore" non è sinonimo di una lezioncina sulle emozioni, ma è l’impegno a creare un ambiente sereno per educare l’intera personalità dei nostri studenti. Significa riportare in classe le emozioni, i sentimenti, l’entusiasmo, la motivazione, l’intreccio tra scuola e vita reale.


 

Postato il Monday, 07 April 2008 ore 00:51:38 CEST di s-catalano
 
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