Cos’è la Dislessia

 

 

Come si manifesta    

 

Quali le difficoltà   

 

Possibili ripercussioni sull'apprendimento

 

 

 

 

 

 

PREMESSA

 

 

tibi noleggere sterighe?puan voidosso pue

 

(Quanti di voi possono leggere queste righe?)

 

 Così viene visualizzata, rappresentata nella corteccia cerebrale di un dislessico questa

semplice frase….

Oggi, purtroppo, la conoscenza dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento è ancora cosi vaga e poco diffusa che, spesso, non vengono neanche riconosciuti. C’è una grande tendenza a considerare determinate lacune nell’apprendimento come comportamenti caratteristici del bambino svogliato che “potrebe fare di più ma non si impegna abbastanza”, quando invece, una parte di queste, sono causate dai DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) che riguardano circa l’8% dei bambini in Italia.

Tali DSA comprendono ciò che rientra nella definizione di “Sindrome Dislessica e sono: la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia.

Si tratta di disturbi la cui diagnosi prevede l’esclusione di cause neurologiche alla base del problema ( esempio: paralisi cerebrale infantile, impedimenti fisici, ecc..) di deficit uditivo, di un problema  di natura emotivo e di un generale ritardo di sviluppo, come nel caso dell’insufficienza mentale. Si manifestano, dunque, in presenza di un normale livello intellettivo, un’istruzione idonea, un’integrità neurosensoriale e un ambiente socio-culturale favorevole.

E’ evidente, quindi, che un Disturbo Specifico dell’Apprendimento non può essere facilmente diagnosticato nella scuola dell’infanzia, in quanto si presenta in bambini che non mostrano nessun altro tipo di deficit. Mentre nel caso di ritardi intellettivi o di gravi carenze socio-ambientali la scuola dell’infanzia svolge un ruolo determinante nell’individuazione precoce del problema, ciò non accade nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, che si caratterizzano proprio per essere  “asintomatici” fino a che il bambino non è esposto ai compiti previsti nell’ambito dell’insegnamento elementare.

Questa caratteristica fa si che, a volte, anche nella scuola elementare il problema venga sottovalutato e individuato in ritardo poiché presentandosi in bambini che apparentemente hanno le potenzialità per apprendere, viene spesso attribuito a mancanza di interesse o  scarsa applicazione allo studio, con conseguenze negative sul bambino, sia di tipo psicologico che di rendimento scolastico.

Per un bambino con Disturbo Specifico dell’Apprendimento, quindi, la frequenza della scuola diviene un percorso ad ostacoli; questo, spesso, determina reazioni psicologiche quali: nausea, cefalee ecc… e, a volte,  assume la forma del disturbo del comportamento con irritabilità, instabilità attentiva, aggressività oppure conduce ad una generale inibizione in tutte le attività della classe, con conseguenti problematiche affettivo-relazionali. La comparsa di una difficoltà inattesa, in quanto non preannunciata da alcun segnale premonitore (se non in alcuni casi da un ritardo dell’acquisizione del linguaggio verbale), crea sconcerto negli  adulti e frustrazione nel bambino che, fino a quel momento, non aveva mai ricevuto messaggi di inadeguatezza nei propri confronti.

Comincia, allora, una sorta di calvario: le insegnanti lamentano scarso impegno, disinteresse ecc…., i genitori sono confusi ed oscillano tra comportamenti severi e punitivi e periodi di attesa nella speranza che qualcosa migliori e i bambini, quelli che ne fanno le maggiori spese, reagiscono nei modi più disparati: dalla manifestazione di disturbi somatici al momento di andare a scuola, al totale rifiuto o, ancora, all’isolamento. Il risultato di tutto ciò è che il bambino, non solo non viene compreso ed aiutato proprio nella fase in cui ne avrebbe maggiormente bisogno, ma queste errate interpretazioni delle sue difficoltà ostacolano il recupero ed allontanano l’inizio di un percorso di facilitazione.

La mancata conoscenza dei Disturbi di Apprendimento, con la conseguente incapacità di riconoscerne i sintomi, porta tutti coloro che ruotano intorno al bambino, oltre a non aiutarlo, a rendere il suo percorso ancora più difficoltoso. Non solo, quest’ultimo, deve combattere problematiche che rendono gravoso il suo apprendimento, ma  viene anche scambiato per un bambino pigro, svogliato e che non si impegna.

Molti adulti dislessici, ad esempio, ricordano ancora l’accusa di non aver studiato abbastanza quando, invece, il loro impegno era stato massimo. Tutto ciò porta spesso il bambino a rassegnarsi, convincendosi erroneamente di non essere capace ed abbastanza intelligente come gli altri. Naturalmente, più tardi la difficoltà del bambino viene riconosciuta e più il problema si complica; la diagnosi precoce di un DSA costituisce un obiettivo importantissimo sia perché rappresenta il momento di presa di coscienza del problema, con ricadute positive per il benessere psicologico del bambino e dei genitori, sia perché accelera eventuali interventi riabilitativi. Ritengo di fondamentale importanza sottolineare che il lavoro rieducativo delle aree compromesse ha un suo periodo sensibile, chiamato finestra evolutiva, in cui l’attività di recupero ha la sua massima efficacia che, poi, tende a ridursi rapidamente fino a scomparire. Dunque, esiste una sola fase in cui è possibile intervenire con successo, in età successive potranno solo essere usate misure compensative. Quindi, quando nasce il sospetto di trovarsi di fronte ad un bambino con DSA è importante che venga fatta, al più presto, una valutazione diagnostica da figure professionali competenti (psicologo o neuropsichiatra infantile).

Voi genitori che siete a stretto contatto con i vostri bambini anche durante la fase del loro apprendimento, giocate un ruolo fondamentale nel riconoscimento di tali disturbi e di un conseguente intervento tempestivo. Bisognerebbe, dunque, fornirvi qualche indicazione per poter cogliere ed interpretare correttamente quei CAMPANELLI D’ALLARME” che spesso, vengono ignorati per mancanza di informazione specifica sul problema.

-          E’ opportuno puntualizzare che, quando parlo dei suddetti disturbi, non mi riferisco a normali e generiche difficoltà che qualsiasi studente può incontrare nel corso dei suoi studi, ma a quei disturbi così circoscritti e complessi da richiedere l’intervento di uno specialista del settore.  Naturalmente non ho la pretesa di poter riassumere un tema cosi complesso in queste poche righe; la mia speranza è solo quella di essere riuscita a suscitare l’interesse nei confronti di questo problema, perché, se vogliamo fare in modo di non ritrovarci più impotenti davanti a situazioni immodificabili (per non essere state riconosciute e trattate in tempo utile), è importante che queste  conoscenze arrivino anche fino a voi genitori che, se informati adeguatamente, rappresentate una risorsa importante per l’ipotetica individuazione di tali problematiche nei vostri figli.

Dott.ssa Simona  Di Stefano

Psicologa dello Sviluppo e dell’educazione

Specialista in Psicopatologia dell’apprendimento

 

  

Come si manifesta

Vediamo nei dettagli come si manifesta la dislessia e quali sono le caratteristiche relative alla decodifica della parola o del testo scritto.

 

Difficoltà a distinguere le  lettere(grafemi)   diversamente orientati nello spazio

Il soggetto mostra chiare difficoltà nel riconoscere grafemi ( lettere o numeri)  uguali o simili, ma diversamente orientati. Egli, ad esempio, confonde la “p” e la “b”; la “d” e la “q”; la “u” e la “n”; la “a” e la “e”; la "b" e la "d"...

Nel nostro alfabeto molte sono le coppie di fonemi (lettere ) che differiscono rispetto al loro orientamento nello spazio, per cui le incertezze e le difficoltà di discriminazione possono rappresentare un vero e proprio impedimento alla lettura.

 

Difficoltà a distinguere lettere (grafemi) che differiscono per piccoli particolari

Il soggetto mostra difficoltà nel discriminare grafemi che presentano somiglianze. Egli, ad esempio può confondere la “m” con la “n”; la “c” con la “e”; la “f” con la “t”...)

Scarsa discriminazione di grafemi che corrispondono  a fonemi sordi e fonemi sonori

Il soggetto mostra difficoltà nel discriminare grafemi relativi a fonemi con somiglianze percettivo – uditive.

L’alfabeto è composto di due gruppi di lettere :le lettere sorde e le lettere sonore che, tra loro risultano somiglianti, per cui, anche in questo caso  l’incertezza  percettiva può rappresentare un vero  e proprio  ostacolo alla lettura.

Le coppie di lettere simili sono le seguenti:

Difficoltà di decodifica sequenziale

Leggere richiede al lettore di procedere con lo sguardo in direzione sinistra - destra e dall’alto in basso; tale processo appare complesso per tutti gli individui nelle fasi iniziali di apprendimento della lettura, ma, con l’affinarsi della tecnica e con l’uso della componente intuitiva la difficoltà diminuisce gradualmente fino a scomparire.

Nel soggetto dislessico ci troviamo di fronte, invece a un vero e proprio ostacolo nella decodifica sequenziale, per cui si manifestano con elevata frequenza gli errori di seguito descritti.

 

Quali le difficoltà

Omissione di grafemi e di sillabe

Il soggetto omette la lettura di parti della parola; può tralasciare la decodifica di consonanti (ad esempio può leggere “fote” anzichè “fonte" oppure “capo” anzichè “campo”...) oppure di vocali (può leggere, ad esempio, “fume” anzichè “fiume" “puma” anzichè "piuma”...) e, spesso, anche di sillabe (può leggere “talo” anzichè “tavolo”; “paro” anzichè “papavero”).

 

Salti di parole e salti da un rigo all’altro

Il soggetto dislessico presenta evidenti difficoltà a procedere sul rigo e ad andare a capo, per cui sono frequenti anche “salti” di intere parole o di intere righe di lettura.

Inversioni di sillabe

Spesso la sequenza dei grafemi viene invertita provocando errori particolari di decodifica della sillaba (il soggetto può, ad esempio, leggere “li” al posto di “il”; “la” al posto di “al”, “ni” al posto di “in”...) e della parola (può leggere, ad esempio, “talovo” al posto di “tavolo”...).

 

Aggiunte e ripetizioni

La difficoltà a procedere con lo sguardo nella direzione sinistra - destra può dare origine anche ad errori di decodifica caratterizzati dall’aggiunta di un grafema o di una sillaba (ad esempio  “tavovolo” al posto di “tavolo”...).

Prevalenza della componente intuitiva

Il soggetto che presenta chiare difficoltà di lettura, privilegia, indubbiamente l’uso del processo intuitivo rispetto a quello di decodifica; l’intuizione della parola scritta rappresenta un valido strumento, ma, al tempo stesso, è fonte di errori.

Non di rado, infatti, il soggetto esegue la decodifica della prima parte della parola, talvolta anche solo del primo grafema o della prima sillaba e procede “inventando l’altra parte. La parola contenuta nel testo viene così ad essere spesso trasformata in un’altra di significato affine o completamente diverso.

 

 

Possibili ripercussioni sull'apprendimento 

Possibili ripercussioni sulla scrittura

Possibili ripercussioni sull’apprendimento logico - matematico

Possibili ripercussioni sull’autonomia personale

Come spesso accade nei soggetti con disturbo specifico di apprendimento, anche nei dislessici si possono rilevare incertezze in alcune attività legate all’autonomia personale; le difficoltà più frequenti sono le seguenti:

Dislessia e difficoltà semplici della lettura

La dislessia si riconosce per la presenza di tutte le caratteristiche, più o meno prevalenti, sopra descritte, che impediscono o ostacolano fortemente il processo di decodifica.

Le difficoltà semplici di lettura si riconoscono per la presenza di uno o di alcuni degli elementi di riconoscimento sopra descritti, ma gli ostacoli alla conquista di adeguate tecniche di lettura risultano superabili attraverso l’esercizio graduato, la proposta di attività coinvolgenti e stimolanti, la sollecitazione delle curiosità del soggetto, lo sviluppo di capacità di base talvolta non adeguatamente interiorizzate all’ingresso della scuola elementare.

Le difficoltà semplici di lettura sono dovute, quasi sempre, a un ritardo maturazionale, a lievi difficoltà percettivo - motorie, a un inadeguato bagaglio di esperienze, a scarso investimento motivazionale, ma anche ad errori didattico - pedagogici che i docenti compiono sia nelle prime proposte didattiche relative all’approccio alla lingua scritta che, successivamente, negli itinerari di recupero conseguenti all’accertamento delle difficoltà stesse.

 

 

 

Siti di interesse:

www.dislessia.it

www.aiditalia.org